La Corte di cassazione ha escluso che i macchinari situati all’interno del luogo di lavoro in cui si è svolta l’attività di riparazione e verniciatura di veicoli senza la prescritta autorizzazione per le immissioni in atmosfera, siano corpo del reato e, perciò, assoggettabili a confisca obbligatoria (Cass. Sez. III, ud. 16.1.20, dep. 16.3.20, n. 10091).  

di Fabio Portelli

Con la sentenza segnalata, la Corte suprema ribadisce (si veda precedente analogo: Cass. Sez. III – ud.13.09.2018, dep. 23.11.18 n. 52856 qui non richiamata), la distinzione tra beni assoggettabili a confisca obbligatoria, tra i quali rientrano quelli costituenti corpo di reato e beni assoggettabili a confisca facoltativa, tra i quali possono annoverarsi quelli strumentali alla commissione del reato. Nel caso specifico, le attrezzature da lavoro ed il forno per la verniciatura non possono essere considerati oggetti la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituiscono reato; pertanto non sono corpo di reato ed è in errore il giudice che ne disponga la confisca obbligatoria ex art. 240 comma 1 c.p. Peraltro, precisa la Corte, l’eventuale confisca facoltativa ex art. 240 comma 2 c.p. può essere disposta solo se vi è la prova della strumentalità del bene alla commissione del reato; in assenza di un rapporto di asservimento tra cosa e reato, adeguatamente illustrato in motivazione, nemmeno quest’ultimo provvedimento ablatorio può avere luogo.

Cassazione penale sez III – 16012020, n. 10091