In materia di diritto penale ambientale, i titolari degli stabilimenti industriali o i legali rappresentanti dell’ente imprenditore possono delegare formalmente i compiti imposti dalla legge in tema di sicurezza ambientale ad altri soggetti purché questi risultino tecnicamente preparati ad assumere la predetta responsabilità. Il suddetto principio, di formazione giurisprudenziale, è stato mutuato dalla disciplina applicabile in materia di sicurezza del lavoro ex d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (T.U. sulla sicurezza del lavoro). La sentenza della Cassazione N. 10430/2020, di cui si propone la lettura, ha tuttavia affermato che il delegato non potrà essere considerato penalmente responsabile per reati ambientali nel caso in cui dovesse risultare, in concreto, che le dimensioni dell’impresa nell’ambito della quale era stata conferita la delega, la sua organizzazione e l’ubicazione degli impianti presso cui erano avvenuti i fatti di inquinamento incriminati (distanti dalla sede presso cui il delegato risultava impiegato) non rendevano effettivamente esigibili da parte di quest’ultimo i prescritti doveri di sorveglianza e controllo. La verifica dell’inosservanza del dovere di controllo da parte del delegato, pertanto, non dovrà limitarsi a constatare il dato formale dell’esistenza della delega, ma andrà eseguita – caso per caso – al fine di riscontare le dimensioni e l’organizzazione dell’impresa per la quale ha operato il delegato e l’ambito nel quale gli era stata attribuita tale delega.

Cass. sez. III 23 marzo 2020 n. 10430