Con la sentenza n. 12095/2020, la Suprema Corte si è pronunciata su un’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva ritenuto parzialmente illegittima la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’indagato, che aveva tentato di ottenere vantaggi per un cliente a seguito dell’intervento di un mediatore presso la presidenza della Regione Basilicata.
La Suprema Corte ha precisato come “la fattispecie non riposa necessariamente nella millanteria o sulla vanteria, ma può essere integrata dalla correlazione eziologica tra promessa o dazione da un lato e sfruttamento della capacità d’influenza dall’altro, in quanto quest’ultima costituisca un dato che non necessiti di specifica illustrazione ma possa dirsi il presupposto anche implicito dell’intercorsa pattuizione o comunque della dazione“.