Cassazione 21.11.19 n. 7462

La Corte di Cassazione ha ammesso il concorso dei reati avvinti dal vincolo della continuazione nelle ipotesi in cui il datore di lavoro presenti mese per mese i c.d. modelli DM10 per ottenere il conguaglio dell’indennità di maternità, con la conseguenza che – ai fini dell’accertamento del superamento della soglia di punibilità – bisognerà tener conto dell’importo mensilmente dichiarato e non di quello complessivo risultante dalla sommatoria delle singole mensilità (Cassazione Penale, Sez. VI, n. 7462 del 21 novembre 2019 dep. 25 febbraio 2020).

di Annalisa Benevento

Il datore di lavoro è tenuto ad anticipare all’INPS gli assegni familiari, le indennità di malattia e le indennità di maternità dovuti ai propri dipendenti per poi recuperarli dal medesimo Ente tramite conguaglio con la presentazione dei c.d. modelli DM10.

Potrebbe accadere che il datore di lavoro denunci falsamente di aver versato le predette indennità, ottenendo dall’INPS l’indebito conguaglio dell’importo dichiarato, in realtà mai corrisposto.

La condotta così realizzata configura il delitto di indebita percezione ai danni dello Stato (art. 316 ter c.p.) che da illecito amministrativo, assume rilevanza penale nel caso in cui la somma indebitamente ottenuta superi € 3.999,96.

Sicché ai fini dell’accertamento del reato sarà opportuno verificare, caso per caso, il superamento della soglia di punibilità prevista dalla fattispecie incriminatrice.

Come già anticipato, il conguaglio delle indennità di malattia o maternità, avviene tramite la presentazione di prospetti mensili che il datore di lavoro trasmette all’INPS attestando falsamente di aver corrisposto una determinata somma al proprio dipendente. In tali casi ci si è chiesti se ogni singola dichiarazione costituisca un’autonoma violazione dell’art. 316 ter c.p. o se il reato debba considerarsi ‘unitario’ ricomprendendo, così, tutte le mensilità indebitamente poste a conguaglio.

La questione è particolarmente rilevante poiché nel primo caso vi sarebbero tanti reati avvinti dal vincolo della continuazione, con la conseguenza che – ai fini del superamento della soglia di punibilità – saranno considerate singolarmente le somme dichiarate mese per mese; nel secondo caso, invece, la soglia di punibilità sarà accertata tenendo conto della cifra complessiva risultante dalla sommatoria di tutti gli importi posti a conguaglio.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione – discostandosi dall’orientamento consolidato che riteneva tali fatti alla stregua di un’unica violazione (c.d. reato a consumazione prolungata) – ha aderito all’impostazione del ricorrente secondo cui, quando le indebite erogazioni sono il frutto di autonome presentazioni di modelli DM10, il reato di cui all’art. 316 ter c.p. non può essere considerato come unitario posto che, per l’ottenimento del conguaglio, il datore di lavoro non ha presentato una sola dichiarazione dalla quale sono dipese in automatico le singole compensazioni, ma tante dichiarazioni quanti sono stati i conguagli indebitamente ottenuti.

Per tali ragioni i Giudici di legittimità hanno annullato la sentenza della Corte di appello di Milano rinviando ad altra sezione della medesima Corte la valutazione circa l’effettivo superamento della soglia di punibilità (3.999,96€) da accertarsi limitatamente ad ogni singola mensilità posta a conguaglio.