Cass. sez. V 19 12 2019 dep. 22 1 2020 N. 2496

La Corte di cassazione ha escluso la responsabilità penale di un imprenditore che, mediante una dichiarazione sostitutiva presentata presso le ASL, ha attestato falsamente la conformità della sua attività alla normativa in materia di smaltimento di rifiuti (Cass. Sez. V, ud. 19.12.19, dep. 22.1.20, n. 2496).  

di Francesco Giuseppe Catullo

Gestire un’impresa significa anche ottemperare agli adempimenti burocratici richiesti dalle Pubbliche amministrazioni che talvolta possono rivelarsi insidiosi per chi vi provvede. Tra questi si annoverano le compilazioni, sottoscrizioni ed invii di moduli prestampati. Il rischio è di incorrere in responsabilità penale per il reato di Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), nel caso in cui risultasse che il responsabile di un’attività abbia integrato e firmato un modulo destinato alla Pubblica amministrazione, attestando di avere dei requisiti o di trovarsi in condizioni non corrispondenti alla realtà. Il presupposto per rispondere del menzionato fatto, però, è che il dichiarante agisca con la rappresentazione e volontà di affermare il falso, ossia compia la sua azione con dolo. Non è prevista, infatti, alcuna responsabilità penale nel caso in cui dovesse essere accertato che il falso sia derivato da una semplice leggerezza o da una negligenza del soggetto agente, in quanto nel nostro sistema penale non è previsto il falso documentale colposo. La probabilità di attestare il falso con colpa aumenta nel caso in cui il modulo prestampato risulti di non immediata comprensione a causa di contenuti generici o di riferimenti normativi non espliciti o poco puntuali. Nel caso segnalato, la Corte di cassazione ha ritenuto di escludere la responsabilità penale di un imprenditore che, mediante una dichiarazione sostitutiva presentata presso le ASL, aveva attestato falsamente la conformità della sua attività alla normativa in materia di smaltimento di rifiuti. Le ragioni a sostegno della citata conclusione sono state ravvisate nel fatto che nel modulo prestampato, compilato dal ricorrente, la normativa citata in materia ambientale “non solo non era testualmente trasposta, ma non era neanche indicata per estremi, il che rendeva ancora più arduo il processo percettivo e difficoltosa l’eventuale opera di documentazione dell’imputato tesa a comprendere il significato di quanto andava autocertificando”.